Celebrazione per Sant’Ambrogio 2019

Non è per i prefetti della Repubblica soltanto una felice coincidenza , né una rituale ricorrenza , ma un vero e proprio sentirsi comunità per celebrare il loro patrono Sant’Ambrogio , prima prefetto e poi vescovo di Milano .
Dalla sua testimonianza dopo diciassette secoli c’è ancora molto da attingere perché il prefetto Ambrogio ha avuto in un periodo storico complesso e difficile la capacità di possedere l’orizzonte del buon governo .
Ma fu anche il vescovo che ha lasciato tracce indelebili della sua azione pastorale tant’è che ancora oggi si evocano e si definiscono : diocesi ambrosiana, rito ambrosiano, quasi a saldare quel fecondo momento storico alla realtà anche sacra del nostro tempo .
E quest’anno , nella chiesa di San Lorenzo in Panisperna ,  il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e la folta presenza del personale prefettizio hanno partecipato alla celebrazione della Santa Messa , presieduta da Sua Eminenza il Signor Cardinale Angelo Becciu , prefetto della Congregazione per le cause dei Santi , nella consapevolezza che la forza intrinseca del corpo prefettizio è riposta esclusivamente nella riconosciuta professionalità e , come il loro patrono , nel radicarsi  nei territori per mantenere integra la tessitura dei diversi livelli di governo e per suscitare l’afflato democratico .
È evidente che il tempo ha forgiato , affinato e per certi versi cambiato l’approccio dei prefetti nei rispettivi territori per essere la più duttile chiave di lettura delle esigenze , delle aspirazioni e dei molteplici effetti che la modernità e forse la  postmodernità stanno provocando nelle relazioni sociali .
In un’epoca in cui la proliferazione delle parole rischia di marginalizzare le ragioni  che muovono i pensieri , confondendo il confronto tra tradizione ed innovazione , il prefetto è chiamato ad apportare un contributo culturale per stimolare le responsabilità capaci di conseguire obiettivi determinati da situazioni emergenziali  e di lungo respiro .
La lezione di Sant’Ambrogio in questo senso appare ancora attuale e piena di singolari indicazioni per superare le sfide che la quotidianità pone al prefetto .
Non certamente un ruolo notarile quanto la necessità di pervenire a soluzioni rapide ed efficaci laddove spesso si avvertono difficoltà insormontabili .
E l’Anfaci che ha voluto con entusiasmo questo annuale appuntamento ha rafforzato lo stile del prefetto che ha saputo evolversi con lo spirito della società , andando oltre i rassicuranti recinti dei palazzi del governo per porsi al servizio delle persone e cercando di tutelare i diritti soprattutto dei più deboli .
Sant’Ambrogio resta un modello , un archetipo ed un simbolo che ha dipinto un affresco in cui il buon governo della sua funzione prefettizia e la buona vita della sua missione episcopale si intrecciano per diventare una concreta aspirazione di un nuovo umanesimo.
Nei non luoghi dei ghetti dei migranti , nelle articolate questioni sociali che generano tensioni , nella tutela della sicurezza ed , in particolare , nel contrasto dell’illegalità , il prefetto resta ancorato ai principi ed ai valori costituzionali, con lo sguardo anche a Sant’Ambrogio, prefetto e vescovo.

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Concorso Prefettura: bando da 200 posti in Gazzetta Ufficiale

Nuovo concorso pubblico indetto con bando appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale: si tratta di una selezione, per 200 unità, finalizzata al reclutamento di giovani da avviare verso la carriera prefettizia.

Con la Gazzetta Ufficiale pubblicata il 19 novembre 2019 è indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, di 200 posti da avviare alla qualifica iniziale della carriera prefettizia (previa la partecipazione ad un corso di formazione iniziale).

Possono presentare la loro candidatura coloro che soddisfano i seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana;
  • 35 anni non compiuti: il limite è aumentato di un anno per i coniugati e di un altro anno per ogni figlio vivente. Aumenta di cinque anni nel caso degli appartenenti alle categorie protette. Per chi ha prestato servizio militare, invece, questo limite è aumentato per un numero di anni pari alla durata dello stesso, ma non oltre i tre anni;
  • possesso delle qualità morali e di condotta, oltre a godimento dei diritti civili e politici;
  • idoneità fisica all’impiego.

Vi è poi il titolo di studio. Nel dettaglio, possono partecipare coloro che hanno conseguito uno tra:

Laurea magistrale

  • LMG/01 giurisprudenza
  • LM-62 scienze della politica
  • LM-52 relazioni internazionali
  • LM-63 scienze delle pubbliche amministrazioni
  • LM-56 scienze dell’economia
  • LM-77 scienze economico-aziendali
  • LM-88 sociologia e ricerca sociale
  • LM-87 servizio sociale e politiche sociali
  • LM-90 studi europei
  • LM-84 scienze storiche

Laurea specialistica

  • 22/S giurisprudenza
  • 102/S teoria e tecniche della normazione e dell’informazione giuridica
  • 70/S scienze della politica
  • 60/S relazioni internazionali
  • 71/S scienze delle pubbliche amministrazioni
  • 64/S scienze dell’economia
  • 84/S scienze economico-aziendali
  • 89/S sociologia
  • 57/S programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  • 94/S storia contemporanea
  • 99/S studi europei.

Diploma di laurea

  • giurisprudenza
  • scienze politiche
  • scienze dell’amministrazione
  • economia e commercio
  • economia politica
  • economia delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali,
  • sociologia
  • storia

Il concorso quindi è riservato a coloro che hanno una laurea e un’età non superiore ai 35 anni (limite innalzabile, in presenza di determinate condizioni, fino ad un massimo di 40 anni). Chi sarà ammesso dovrà sostenere una serie di prove prima di raggiungere l’ambizioso obiettivo di iniziare una carriera in prefettura.

Per inviare la domanda di partecipazione al concorso in prefettura c’è tempo fino al 19 dicembre 2019. Entro questo termine perentorio il candidato deve produrre domanda di partecipazione ricorrendo alla procedura informatizzata alla quale potete accedere cliccando qui.

Addio al Prefetto Leopoldo Falco

L’ANFACI si stringe attorno alla famiglia di Leopoldo Falco, prematuramente scomparso stanotte. Lo fa a nome di tutti i soci, ma anche dei tantissimi colleghi che in queste ore di dolore e sgomento si sono affannati in una moltitudine di contatti dai quali è emerso, fortissimo, un desiderio collettivo di far arrivare alla famiglia del prefetto Falco la vicinanza di una intera categoria per una perdita ritenuta da tutti – e non solo da chi ha avuto il piacere di lavorare direttamente con lui – come incolmabile e profondamente ingiusta.
Una perdita umana, innanzitutto.
Perché il prefetto Falco ha trasmesso, sempre, a tutti i colleghi con cui ha lavorato, una carica umana inusuale, espressione di una nobiltà d’animo evidente già a prima vista e di una profondità di pensiero che emergeva con l’intensificarsi dei rapporti, molte volte divenuti di sincera amicizia.
Ma anche una gravissima perdita professionale per l’intera carriera prefettizia.
Perché il prefetto Falco ha condotto, nel suo percorso professionale, una parabola ricchissima, varia e lineare, ricca di incarichi e di esperienze, sul territorio e negli uffici centrali, in un continuo crescendo di responsabilità, sempre sopportate con esemplarità.
Dagli inizi alla prefettura di Pistoia, ad un lungo percorso di crescita all’interno dell’Ufficio Legislativo Centrale: anni nei quali non ha mancato di dare il suo importante contributo ai lavori che hanno portato alla riforma del 2000 della carriera prefettizia e dove si è diviso spesso con importanti gestioni commissariali, mantenendo sempre ben saldo un rapporto con il territorio di cui ha poi beneficiato da Prefetto in sede a Trapani, prima, e poi, dopo tre importantissimi anni come Vice Capo dell’Ufficio Legislativo, a Lucca, dallo scorso giugno.
Una perdita, ancora, per i colleghi più giovani: colleghi che, in molti casi, non hanno avuto nemmeno modo di conoscerlo, ma ai quali il prefetto Falco aveva dedicato, assieme al collega Valentini, una rigorosa pubblicazione, colma di riflessioni sul futuro della carriera e sulle prossime sfide che ci attendono. Purtroppo, ormai, senza di lui.
Un galantuomo delle istituzioni, generoso, buono, colto e ricco di valori profondi.
Ciao Leopoldo

LUISS – 28 marzo 2019 – Master in Amministrazione e Governo del Territorio – “La Libertà dalla paura”

Il 28 marzo il Centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche “Vittorio Bachelet” in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Funzionari dell’Amministrazione Civile dell’Interno, ha presentato il libro di Alessandro Sterpa, docente di diritto pubblico dell’Università degli studi della Tuscia, “La libertà dalla paura”.

L’evento svoltosi presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, ha visto la partecipazione di alcuni Professori della Luiss tra cui Vincenzo Antonelli, docente di diritto amministrativo e Raffaele Bifulco, docente di diritto costituzionale, del Prefetto e Consigliere di Stato Carlo Mosca e Alessandro Sterpa docente di diritto pubblico presso l’Università degli studi della Tuscia nonché autore del libro.

In particolare il libro ha ripreso un tema fondamentale della Costituzione italiana, il rapporto tra sicurezza e formazione dello Stato, dandone un tocco attuale. Secondo il Prof. Antonelli la sicurezza ha come fine ultimo quello di “garantire, rafforzare e promuovere quelli che sono i nostri diritti e le nostre libertà”.

La realtà intorno a noi ci mostra come la Sicurezza stia assumendo una nuova dimensione. Il Prof. Bifulco parla di “algoritmo come regolatore sociale”. Con gli Algoritmi emerge una discrasia tra l’essere formalmente titolari di diritti e l’essere inconsapevolmente guidati verso certe scelte nel momento in cui li esercitiamo. Noi stessi, attraverso le nuove tecnologie, acconsentiamo ai Big Data di poter accedere alle nostre informazioni e ai nostri gusti che messi in circolazione possono condizionare non solo le scelte personali, ma anche quelle politiche ed economiche.

Il Prefetto Carlo Mosca conclude parlando di Sicurezza garantita dallo Stato che deve essere ispirata ai valori della Costituzione.

“Non esiste un diritto alla sicurezza, quanto una libertà dalla paura che deve essere bilanciata con un diritto alla scelta, all’azione, al rischio. Una tutela finalizzata alla libertà dell’uomo”

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